Giornata mondiale contro il lavoro minorile

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© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

L’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), che promuove la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, intende, quest’anno, richiamare l’attenzione della comunità internazionale su una delle forme peggiori di assoggettamento dell’infanzia, il traffico dei bambini. Il dramma del lavoro minorile riguarda, nel mondo, centinaia di milioni di bambini e la maggior parte di questi sono di età inferiore ai 14 anni. In base ai dati diffusi dall’Ilo, oltre 8 milioni di minori sono caduti, purtroppo, nella trappola della schiavitù, della prostituzione, della pornografia o di altre attività illecite. Fra questi ultimi, sono più di un milione i bambini vittime del traffico di esseri umani. Ascoltiamo il direttore dell’Ilo per l’Italia a Roma, Claudio Lenoci.

R. – Il 12 giugno, per il secondo anno consecutivo è stato scelto come Giornata celebrativa della lotta al lavoro minorile, che in ogni parte del mondo rappresenta, soprattutto nelle zone più povere del pianeta, una grossa piaga di questa nostra società. Il significato della Giornata odierna è fare il punto di tutti gli sforzi che sono stati compiuti da parte dei diversi soggetti che costituiscono l’alleanza globale nella lotta al lavoro minorile. La drammaticità del fenomeno è tale da farci ritenere che occorre un rinnovato impegno.

I Paesi più colpiti

D. – L’Organizzazione internazionale del lavoro è impegnata da molti anni contro il dramma del lavoro minorile. Quanto è esteso questo fenomeno e quali sono i Paesi più colpiti?

R. – Un rapporto globale lanciato dalla nostra Organizzazione, il maggio dell’anno scorso, ha rilevato come siano 246 milioni i bambini impiegati in forme di lavoro minorile, di cui ben 179 milioni nelle peggiori forme, che comprendono i lavori a rischio, e purtroppo anche le forme più aberranti che riducono i minori in forma di schiavitù. Questo è un fenomeno che ovviamente riguarda le zone più povere del mondo, in particolare l’Africa, l’Asia, alcune zone dell’America Latina.

Sfruttamento dell’infanzia

D. – Le forme di sfruttamento dell’infanzia sono purtroppo molteplici. Quali cause ne ostacolano la rimozione?

R. – Le cause sono legate alle situazioni di povertà. Ovviamente non tutti i bambini sono vittime del lavoro minorile come forma di induzione. Ci sono tante forme di lavoro minorile che sono favorite dalle famiglie. La povertà in molte zone arretrate del mondo, nei Paesi in via di sviluppo, fa sì che questo fenomeno sia nelle soglie drammatiche che abbiamo rilevato. Occorre, quindi, un impegno non soltanto teso alla rimozione di questi minori dalle peggiori forme di lavoro minorile, ma anche un impegno verso le loro famiglie. Bisogna aiutarle, sostenerle, con forme anche di incentivazione economica.

Strategie  di contrasto

D. – Quali strategie ha messo in campo l’Organizzazione internazionale del lavoro per contrastare questa piaga che, con la globalizzazione, sta assumendo dimensioni sempre più drammatiche?

R. – Il programma più importante nel mondo, quello per l’abolizione del lavoro minorile (Ipec) è teso a prevenire, a contrastare e a riabilitare i minori che vengono sottratti al lavoro minorile. La strategia di questo programma è il coinvolgimento massimo, globale, di tanti soggetti rappresentativi della società civile: dalle organizzazioni dei sindacati a quelle dei datori di lavoro, a molte organizzazioni non governative che nei Paesi in via di sviluppo fanno un lavoro veramente ammirevole, integrandosi in questa rete di iniziative che fanno riferimento al programma Ipec.

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