Centenario della nascita di Peppino de Filippo

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© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Peppino De Filippo. Per celebrare l’anniversario, la Compagnia teatrale di Fabio Gravina, con Lelia Mangano De Filippo, propone fino al prossimo 14 dicembre al ‘Teatro Prati’ di Roma,  una sua commedia in due comicissimi atti, “La lettera di mammà”. Ma qual e il patrimonio artistico di Peppino De Filippo? Ascoltiamo in proposito il regista, Fabio Gravina:

 

R. – Senza dubbio ci restano le oltre 50 commedie che Peppino ha scritto: commedie e farse. E’ un patrimonio ovviamente grandissimo, perché Peppino è stato soprattutto un grande uomo di teatro, pari al fratello Eduardo.

D. – Nel percorso artistico di Peppino De Filippo quale posto occupa “La lettera di mammà”?

R. – E’ una farsa che fu rappresentata nel 1933 da tutti e tre i fratelli De Filippo – Eduardo, Peppino e Titina – ed ebbe un grandissimo successo, come tutte le commedie che furono scritte in quegli anni. C’è da ricordare “Natale in casa Cupiello”, “Uomo e galantuomo” e tante altre, scritte da Eduardo ed anche da Peppino.

D. – Nella straordinaria opera “Natale in casa Cupiello”, è messo soprattutto in risalto l’aspetto religioso. La religiosità è un elemento ricorrente nelle opere di Peppino De Filippo?

R. – Ci sono alcune commedie dove è presente la religiosità, tra queste “Quel piccolo campo” e “L’amico del diavolo”.

D. – Come spiegare il successo ottenuto dai fratelli De Filippo?

R. – Il successo di De Filippo è da attribuire essenzialmente al fatto che più che descrivere il fatto, la situazione, hanno analizzato l’essere umano. Anche “La lettera di mammà”, farsa scritta negli anni ’30, conserva sempre quella freschezza come se fosse stata scritta oggi. Eduardo è stato grande perché ha per certi versi descritto la sua Napoli e questa Napoli è riuscito a portarla, poi, in tutto il mondo. Ecco perché è diventato universale. Peppino, dal canto suo, forse è meno conosciuto come autore teatrale. La massa conosce il Peppino cinematografico, però rischia di perdersi il grande autore teatrale.

D. – A proposito di Napoli, quali sono i punti di forza del binomio fra questa città ed il teatro?

R. – La filosofia napoletana è quella un po’ più folkloristica, per certi versi, perché appartiene ad una sorta di psicologia molto particolare, la famosa arte dell’arrangiarsi. In realtà, Eduardo, come Peppino – più Eduardo che Peppino – hanno preso quello che vedevano tutti i giorni e lo hanno portato poi sul palcoscenico, rappresentando la realtà.

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