Un libro “folle” sull’essenza del cristianesimo

Amedeo Lomonaco, il mio articolo su VaticanNews – Presentato a Roma il romanzo di Javier Cercas intitolato “Il folle di Dio alla fine del mondo”. Nel volume il colloquio con il Papa dell’autore, che si definisce ateo e razionalista, ruota intorno alla domanda sulla promessa della vita eterna. “Con la resurrezione di Cristo – spiega il Pontefice rispondendo allo scrittore spagnolo – è stato piantato il seme della resurrezione di tutta l’umanità”.
Un ateo, anticlericale laicista militante, un razionalista ostinato, un empio rigoroso. Sono queste le definizioni con cui lo scrittore spagnolo Javier Cercas si presenta all’inizio del suo nuovo romanzo intitolato “Il folle di Dio alla fine del mondo”, edito in Italia dalla casa editrice Guanda e tradotto in più di trenta lingue. Il libro, in cui l’autore racconta il suo viaggio in Mongolia dal 31 agosto al 4 settembre del 2023 insieme a Papa Francesco, è stato presentato nell’ambito del secondo appuntamento delle Anteprime di Letterature Festival Internazionale di Roma, un programma voluto dall’assessore alla cultura Massimiliano Smeriglio.
Francesco, “il folle di Dio”
Durante la manifestazione culturale, giunta alla ventiquattresima edizione, è stato ricordato che il nuovo romanzo di Cercas, uscito nelle librerie il primo aprile, è stato pubblicato in contemporanea in Italia, Spagna e nei Paesi dell’America Latina. Dialogando con i giornalisti Aldo Cazzullo e Sabina Minardi, lo scrittore Javier Cercas ha ripercorso la genesi di questa opera, nata su proposta del Dicastero per la Comunicazione. Il libro, pervaso da una crescente nostalgia di Dio, ha un fulcro: il colloquio intimo, a tu per tu, dell’autore con il Pontefice, definito “il folle di Dio”. Una espressione con cui amava definirsi anche San Francesco, il nome scelto da Jorge Bergoglio dopo l’elezione al soglio di Pietro.
“Francesco va in Mongolia per trovare un futuro nuovo e per vedere il mondo così com’è dall’unico posto da dove a suo giudizio lo si può vedere: dalla periferia, dalla fine del mondo. Francesco va in Mongolia per continuare a essere Francesco (un passaggio tratto dal libro “Il folle di Dio alla fine del mondo”)”.
Il senso dell’umorismo
Lo scrittore Javier Cercas ha presentato la propria opera davanti alla platea che ha affollato il Teatro Studio Borgna dell’Auditorium: “Questo libro è unico e folle e mi sento privilegiato. È un giallo perché c’è un enigma. Ci sono tanti ‘personaggi’ presenti nel romanzo”. Tra questi, alcuni rappresentanti del Dicastero per la Comunicazione che “mi hanno proposto di scrivere un romanzo in assoluta libertà sul viaggio del Papa in Mongolia. La grande sfida è stata di lavorare per non avere pregiudizi”. “Per me – ha detto lo scrittore spagnolo – è stato tutto una sorpresa permanente. E tutto è stato diverso da come me lo aspettavo. Il romanzo è un libro umoristico. Il Pontefice stesso rivendica il senso dell’umorismo”. “Papa Francesco – ha affermato – è sempre stato sorprendente per tutto il mondo. È un Papa anticlericale, contro il clericalismo, contro l’idea che il clero sia al di sopra dei fedeli. Il libro contiene la domanda essenziale del cristianesimo: quella sulla vita eterna. Nessuno l’aveva posta al Papa”. “Dopo questo libro – ha spiegato ironico Javier Cercas durante la presentazione – non posso dire se ho ritrovato la fede altrimenti non vendo una copia del romanzo… Il centro del libro è il folle di Dio, il Papa. Un altro protagonista sono io, il folle senza Dio. La realtà mi ha regalato un miracolo per l’epilogo del romanzo”.
Un romanzo sulla resurrezione
Il giornalista Aldo Cazzullo, amico di Cercas anch’egli trasformato in personaggio nella narrazione, ha spiegato che “il libro dello scrittore spagnolo sfocia magistralmente in una pagina secca dopo aver girato intorno a vari personaggi”. Questo libro, ha detto, è una biografia sul Papa, un romanzo sulla resurrezione della carne. È anche una “riflessione sul tempo della vita in cui muoiono i genitori”. Ed è il ritratto, ha aggiunto Aldo Cazzullo, di un Papa che è allo stesso tempo “un uomo straordinario e un uomo comune”. La giornalista Sabina Minardi ha ricordato sfogliando alcune pagine del libro, il “fastidio del Papa per l’idolatria”, l’amore per “I promessi sposi”, per la poesia. Nel romanzo si scorge quanto Francesco abbia un senso acuto del futuro, della storia, della memoria.
Un enigma
Nell’intervista rilasciata a Vatican News, lo scrittore Javier Cercas sottolinea che il libro è “un enigma” che ruota intorno ad una domanda, quella sulla promessa della vita eterna.
L’eternità è già qui?
Sfogliare il romanzo “Il folle di Dio alla fine del mondo” è un viaggio, ricco di umorismo, con una dimensione intima e personale che interpella, alla fine, il cuore di ogni uomo. Nel suo libro Javier Cercas, che confessa di essere uno scrittore perché ha perso la fede, afferma di essere “un folle senza Dio che insegue il folle di Dio fino alla fine del mondo”. E spiega di essersi imbarcato sull’aereo diretto in Mongolia per porgere una precisa domanda a Papa Francesco: “voglio raccontargli che mia madre ha novantadue anni, che crede in Dio ed è convinta che, quando morirà, incontrerà di nuovo mio padre”. L’interrogativo cruciale riguarda la promessa della vita eterna e finalmente viene posto al Papa.L’ultima domanda rivolta dallo scrittore spagnolo durante il colloquio con Francesco è inserita in una affermazione. “Allora posso dire a mia madre che, quando morirà rivedrà mio padre”. “La reazione del Papa – si legge nel libro “Il folle di Dio alla fine del mondo” – è fulminante: non esita neanche un secondo, neanche un decimo di secondo, neanche un millesimo di millesimo di secondo…”. Le risposte del Papa, riprese anche in un filmato, sono state ascoltate dalla madre Javier Cercas. La sua reazione è ben descritta nel volume. “Il volto di mia madre è un labirinto indecifrabile di rughe; non sembra contenta: sembra stupefatta dalla portata o dalla natura di quello che ha appena ascoltato, forse incapace di assimilarlo con il suo cervello calante, sempre più tarlato dalla malattia”.