Giornata per la riduzione dei disastri naturali

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●
Mettere a punto strategie in grado di limitare l’impatto delle catastrofi naturali. E’ l’obiettivo dell’odierna Giornata internazionale per la riduzione dei disastri, indetta dalle Nazioni Unite. Il segretario generale dell’ONU, Ban-ki-Moon, sottolinea che si devono urgentemente realizzare piani per la limitazione delle catastrofi se si vogliono centrare gli Obiettivi di Sviluppo del millennio. Nel suo messaggio, Sálvano Briceño, direttore del Segretariato dell’agenzia delle Nazioni Unite per la strategia internazionale tesa alla riduzione dei disastri (ISDR), indica poi due priorità: il potenziamento dell’offerta formativa per migliorare la prevenzione e la costruzione di strutture sanitarie capaci di resistere ad eventuali calamità. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Nel messaggio, il direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite ricorda anche che la Giornata si celebra esattamente tre anni dopo il terremoto costato la vita, nel nordest del Pakistan, a decine di migliaia di persone. Quest’anno, in particolare, una serie di devastanti catastrofi ha messo in evidenza l’urgente necessità di ridurre la vulnerabilità delle zone a rischio.
Intervista con il prof. Antonio Gaspari
Si possono riscontrare, rispetto al passato, differenze nell’intensità e nella gravità delle catastrofi naturali? Risponde il prof. Antonio Gaspari, direttore del Master in Scienze ambientali dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum:
“Ci sono catastrofi ambientali e hanno un valore più grande da un punto di vista massmediatico. Hanno un notevole impatto anche perchè la presenza umana e la densità demografica in alcuni Paesi fa sì che venga subito venga rilevata. In termini scientifici, non si può però dire che le catastrofi naturali oggi siano più frequenti rispetto al passato”.
Crisi finanziaria e prevenzione di calamità
Il ciclone Nargis in Myanmar, il sisma nella provincia cinese del Sichuan, le alluvioni in India e le implacabili carestie nella regione del Corno d’Africa mostrano che devono essere moltiplicati gli sforzi per salvaguardare vite umane e promuovere lo sviluppo economico. Ma c’è il rischio che l’attuale crisi finanziaria metta in secondo piano i programmi di prevenzione dei disastri naturali?
“C’è stata una fase caratterizzata dalla speculazione: moltissime delle paure di carattere ambientale sono state utilizzate per favorire una speculazione finanziaria. Poi, tra l’altro, c’è molta ipocrisia perché molti governanti sottolineano la questione del riscaldamento globale e poi nei fatti non hanno realizzato nulla per sviluppare dei sistemi effettivi e reali per ridurre le emissioni”.
Il nodo della formazione scolastica
Le Nazioni Unite sottolineano anche che le strategie per la riduzione dei disastri naturali devono basarsi su un’adeguata offerta formativa. La scuola, nel suo ruolo di promotrice della conoscenza, diventa una stretta alleata della prevenzione. Ancora il professor Antonio Gaspari:
“Il problema è quello di garantire un modello sociale, anche una grammatica che sia più indirizzato al bene comune e al bene dell’uomo, piuttosto che al bene della concezione, abbastanza confusa, della biosfera. Su questo io credo che il Santo Padre e la Chiesa abbiano un primato: quello di avere individuato per primi l’ecologia umana, che punta proprio sulla difesa della dignità della persona, della famiglia e sulla libertà di educazione intesa come base fondamentale per lo sviluppo”.
Strutture sanitarie non adeguate
Un’altra priorità è quella di rendere le strutture sanitarie infrastrutture solide sempre più capaci di far fronte a possibili eventi catastrofici. Mediamente, la costruzione di un ospedale sicuro richiede spese aggiuntive di circa il 4 per cento. Questo non rilevante investimento può significare la differenza tra la vita e la morte:
“Finalmente, la comunità internazionale inizia a cambiare l’approccio. Il problema non è lo sviluppo ma il contrario: il sottosviluppo è il peggior problema ambientale che noi oggi abbiamo nel pianeta. Quindi è fondamentale poter ritornare a investire sui beni primari e, soprattutto, sulla sicurezza della popolazione con edifici molto più sicuri”.