La Chiesa riflette sulle vocazioni a servizio della missione

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●
La Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che oggi la Chiesa celebra per la 45.ma volta, ha per tema “Le vocazioni a servizio della Chiesa-missione”. Nel mondo i vescovi sono 4.898, i sacerdoti diocesani e religiosi 407.262, i diaconi permanenti 34.520, i religiosi non sacerdoti 55.107, le suore 753.400. Ma qual è il cuore del messaggio del Papa per l’odierna Giornata? Amedeo Lomonaco, ha intervistato il padre rogazionista Vito Magno:
R. – L’idea centrale del Messaggio è che ogni vocazione e ogni comunità cristiana hanno una dimensione missionaria. Attorno a quest’idea, biblicamente fondata, ruotano le considerazioni sull’annuncio della “Buona notizia”. Dopo aver spiegato che il concetto di missione non si può disgiungere dall’idea stessa di vocazione, il Papa si sofferma sulla vocazione del sacerdote e sulla sua missione di amministrare i sacramenti e aiutare la comunità cristiana a farsi lievito del proprio ambiente. In merito, poi, alle persone consacrate richiama la loro testimonianza di dare all’essere la supremazia sull’avere.
Missionarietà
D. – In che modo il Papa considera la missionarietà di ogni vocazione in riferimento al comando di Gesù: “Pregate il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”?
R. – Il Papa lega la missionarietà alla capacità del cristiano di avere compassione, cioè di sapere condividere la sofferenza altrui per risolverla. Infatti, nel Vangelo, l’invito a pregare il “Padrone della messe” segue immediatamente la constatazione delle esigenze materiali e spirituali della gente: in primo luogo, avere delle guide sicure e dei modelli di riferimento. Scrive San Matteo che Gesù ebbe compassione delle “folle stanche e sfinite come pecore senza pastore”! Dunque la dimensione missionaria non è esterna alla vocazione sacerdotale e religiosa. Sbaglierebbe chi dicesse: prima mi faccio prete o religioso, e poi aiuto gli altri.
Giovani e dimensione missionaria
D. – Ma i giovani di oggi avvertono la dimensione missionaria come insita alla vita cristiana?
R. – Certamente, non pensano che fare il cristiano voglia dire star comodi nel loro piccolo mondo. Credo, piuttosto, che la loro principale difficoltà stia nel sostenere la propria fede di fronte ad una cultura secolarizzata. Occorrerebbe più impegno da parte degli educatori cristiani, a cominciare dai genitori, nell’aiutarli a scoprire la loro vocazione, ad assumere le loro responsabilità, ad aprirsi agli altri attraverso esperienze di solidarietà. E’ anche importante che gli educatori guardino con occhi positivi i giovani, i quali sanno riconoscere dove si trova l’autenticità. Le inchieste rilevano che dove la proposta cristiana parte da testimoni credibili, essi rispondono con generosità.
Crisi delle vocazioni
D. – Che dire della crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose?
R. – Esiste nei Paesi dove c’è maggiore benessere, quali quelli dell’Europa, dell’America del Nord e dell’Oceania. Però in Asia, in Africa e in alcune zone dell’America Latina i sacerdoti sono in aumento. Le statistiche più recenti, riguardanti il 2006, rilevano che essi, nel mondo, sono aumentati di 851 unità rispetto all’anno precedente, e i seminaristi di 1041. Purtroppo, della crisi si parla quasi sempre guardando al passato! Pochi sono capaci di guardare avanti, ai nuovi modi di vivere l’identità di credenti, alla qualità spirituale e culturale dei sacerdoti e dei religiosi di oggi, alle forme crescenti di ministeri laicali. Penso che se il tema della vocazione si legasse di più alla missione che al ‘pallottoliere’ si parlerebbe non di crisi, ma di speranza!