Lettera del Papa all’abate primate dei Benedettini

© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●
Con una settimana di celebrazioni e iniziative culturali la diocesi di Aosta ricorda, nell’ambito dello speciale Anno Anselmiano, il nono centenario della morte di Sant’Anselmo, monaco benedettino nel monastero di Bec, in Francia, e poi arcivescovo di Canterbury.
Lettera all’abate primate dei Benedettini
A presiedere oggi, alle ore 18, la solenne concelebrazione eucaristica per la festa del Santo – nato ad Aosta nel 1033 – sarà l’inviato speciale del Papa, il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna. In occasione della ricorrenza, Benedetto XVI ha inviato una lettera all’abate primate dei Benedettini Confederati, Dom Notker Wolf. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Nella lettera, il Papa invita a far risplendere “il tesoro di sapienza” di Sant’Anselmo “perché gli uomini, soprattutto gli europei”, possano avvicinarsi al grande vescovo e dottore della Chiesa. Benché arcivescovo – ricorda Benedetto XVI – Sant’Anselmo ha voluto essere prima di tutto monaco benedettino, essendo consapevole dell’importanza della vita monastica.
Essere monaco
Nell’Epistulam de Incarnatione Verbi definisce se stesso semplicemente “frate Anselmo”, peccatore per quel che riguarda la vita e monaco nelle vesti. Scrivendo ad un giovane monaco – sottolinea il Papa – Sant’Anselmo ricorda che prima di tutto si deve amare il proposito, il desiderio di essere monaco. L’importanza data da Sant’Anselmo alla Lectio Divina, cardine della vita benedettina, è evidente nel suo libro Prologus orationum sive meditationum che ha scritto per spronare i lettori “all’amore o al timore di Dio”.
Erudizione e devozione
Riprendendo le parole di Sant’Anselmo, Benedetto XVI ricorda che la Parola di Dio “non si deve leggere nel frastuono ma nella quiete, né di corsa e velocemente, ma poco a poco e con intensa meditazione”. Nei suoi scritti – afferma il Papa – non c’è alcuna separazione tra erudizione e devozione, tra teologia e mistica quando cerca di comprendere i misteri della fede. La sua opera più nota, dal titolo Proslogion, come le Confessioni di Sant’Agostino, è al tempo stesso preghiera e desiderio di contemplare il volto di Dio. “Ti supplico, o Signore – scrive Sant’Anselmo nel Proslogion – perchè ti possa conoscere amare e incontrarti nella pienezza della gioia”.
Ragione, bellezza, verità, fede
Riferendosi ad un’altra opera, Cur Deus homo, il Santo Padre ricorda come secondo Sant’Anselmo la ragione arriva a contemplare la bellezza della verità nella ricerca più alta della fede: “Se non crederete non comprenderete”; quanto più si ricorre all’intelletto – scrive Sant’Anselmo – tanto più ci si avvicina a quello cui tutti gli uomini anelano. Avendo presente il magistero di questo dottore della Chiesa – si legge nella lettera del Santo Padre – il Collegio Sant’Anselmo, fondato da Papa Leone XIII per formare i giovani di tutto il mondo, conserva e promuove quegli insegnamenti imprescindibili per la vita monastica.
Collegio Sant’Anselmo
Questo Collegio – osserva infine Benedetto XVI – è diventato un istituto accademico internazionale che offre una formazione filosofica, teologica e liturgica congiungendo, come ha fatto Sant’Anselmo, la fede con la conoscenza della fede grazie all’intelletto.