Strage di Cana, intervista con Antonio Ferrari

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© Amedeo Lomonaco, Radio Vaticana ●

In Libano sono stati trovati, stamani, 26 corpi senza vita nel villaggio meridionale di Srifa, colpito da raid israeliani nei giorni scorsi. Intanto, dopo la strage di Cana costata la vita ieri ad almeno 57 persone tra cui 37 bambini, Israele ha annunciato una momentanea sospensione dei raid aerei. Ma la situazione è comunque molto tesa. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Il governo israeliano ha accettato di sospendere per 48 ore gli attacchi aerei nel sud del Libano e di indagare sul bombardamento di ieri a Cana. Ma la temporanea interruzione delle incursioni aeree non sembra, al momento, la premessa per una tregua immediata. Il movimento politico militare degli Hezbollah ha reso noto che gli attacchi contro lo Stato ebraico avranno termine soltanto quando quest’ultimo porrà fine all’intera offensiva oltre confine e richiamerà in patria le proprie truppe. L’esercito israeliano ha reso noto, inoltre, di riservarsi il diritto di attaccare in qualsiasi momento gli Hezbollah in presenza di una minaccia immediata per Israele. Una linea, questa, che Israele sembra aver già seguito.

Attacchi nel sud del Libano

Un portavoce militare ha dichiarato, infatti, che l’aviazione ebraica ha attaccato oggi obiettivi nei pressi di un villaggio del sud del Libano, in appoggio alle truppe di terra. Il ministro della Difesa israeliano, Amir Peretz, ha annunciato, poi, il proseguimento delle operazioni militari in Libano, estendendo  l’area di azione di un’eventuale forza di interposizione multinazionale. Un contingente multinazionale, ha detto Peretz intervenendo al Parlamento, deve essere dislocato non solo sul confine tra Libano ed Israele, ma anche su quello fra Libano e Siria “per impedire ulteriori forniture militari agli Hezbollah”.

Assad: terrorismo di Stato da Israele

Le dichiarazioni di Peretz seguono quelle rilasciate, ieri, dal presidente siriano, Basharal-Assad, che aveva condannato l’attacco israeliano a Cana definendolo “terrorismo di Stato”. Nonostante l’acuirsi delle tensioni nella regione mediorientale e la strage di Cana, il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, si dichiara comunque ottimista sul fatto che, entro la settimana, si possa arrivare ad una tregua. In Libano, intanto, il patriarca maronita, Nasrallah Sfeir, ha denunciato e condannato il massacro compiuto a Cana.

Turbamento dall’Onu

“Il Libano – ha detto il patriarca – non è più in grado di sopportare, il nostro popolo è in stato di agonia mentre il mondo sta a guardare”. “Il crimine – ha aggiunto – deve essere condannato da tutti”. Ma le risposte della comunità internazionale non sono, secondo diversi osservatori, così nette. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU, ad esempio, ha approvato una dichiarazione nella quale si esprime “estremo turbamento e angoscia”, senza però condannare esplicitamente l’attacco sul villaggio sciita.

Intervista con Antonio Ferrari

In Libano, intanto, sembra ormai delinearsi, soprattutto dopo la strage di Cana, un nuovo rischio: quello della compattezza di tutte le componenti libanesi di fronte alle offensive di Israele. Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, l’inviato del Corriere della Sera, Antonio Ferrari:

 

R. – Il primo ministro libanese, Fuad Sinora, è arrivato al punto di ringraziare gli Hezbollah,  ieri, dopo la strage di Cana. Ha ringraziato i guerriglieri che stanno lottando e sacrificando la loro vita per l’indipendenza e la sovranità del Libano. Questa mattina, il giornale libanese L’orient le jour ha scritto: “Nessuno è mai riuscito a ricompattare completamente il Paese”. Quindi, ormai, di fronte non c’è soltanto il movimento Hezbollah che è bene radicato nel territorio. Il gruppo sciita è ben più grande di una piccola formazione terrorista come qualcuno ci voleva far credere: sono una forza importante, anche politica, molto radicata che gode anche del rispetto di chi, in fondo, potrebbe esserle politicamente avversario. Quindi, avendo creato una situazione del genere qual è il rischio che si corre?  E’ che l’intero Libano si senta in guerra contro Israele.

Ipotesi oltre la tregua

D. – L’ipotesi di una tregua completa adesso è legata solo all’invio di una forza internazionale o si possono ipotizzare altre soluzioni?

R. – E’ chiaro che una forza internazionale adesso non può partire, anche se c’è una tregua di 48 ore che ha l’aria, però, di essere una tregua umanitaria. Se una forza internazionale arriva adesso, quando sono in corso i combattimenti, si corre veramente il rischio dell’aumento esponenziale degli attori: anche di quelli che non vogliono entrare in un conflitto armato ma che cercano di promuovere la pace. Non si può pensare che, a questo punto, ci siano ancora le condizioni per una forza di pace, a meno che il Consiglio di sicurezza dell’ONU e i membri permanenti non si mettano completamente d’accordo tra di loro e non ci sia una richiesta chiara, netta forte e precisa per il cessate-il-fuoco. Allora, se Israele accettasse e se si creassero le condizioni, a quel punto si potrebbe partire o comunque potrebbero cominciare i preparativi per l’invio di una forza di pace.

I rischi di estensione del conflitto

D. – Il conflitto è ancora regionale o è uno scontro che, con il coinvolgimento sullo sfondo di altre potenze, ha già assunto una fisionomia internazionale?

R. – C’è il rischio che il conflitto stia assumendo una fisionomia internazionale, se non l’ha già assunta. Fortunatamente, non si è ancora allargato troppo  ma quello che è successo ieri può indebolire quei leader moderati che ancora sono riusciti a tenere le masse. Si possono creare le condizioni per uno scontro più aperto. Non ci siamo ancora arrivati e speriamo di non arrivarci.

Il Libano e il futuro del Medio Oriente

D. – In Libano, quindi,è in gioco il futuro del Medio Oriente e forse anche di più…

R. – Assolutamente si. Il Libano è il crocevia: lo era prima e, a maggior ragione, lo è oggi. Direi, anzi, che la situazione attuale rischia di essere addirittura peggiore di quella creatasi all’inizio della guerra civile libanese.

Foto:

By Israel Defense Forces (IAF Flight for Israel’s 63rd Independence Day) [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons

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